lunedì 1 ottobre 2007

ABBALIBERA PRO TOTTUS SOS SARDOS

ABBALIBERA PRO TOTTUS SOS SARDOSACQUA PUBBLICA: UN BENE COMUNE PER TUTTI I SARDI. CAGLIARI, 23 MAGGIO 2006.
L’acqua, per la scarsità con cui è presente in natura, e per la sua contestuale funzione di bene di prima necessità, per la vita in generale e per lo sviluppo di un popolo e del suo territorio, è indubbio che costituisca una risorsa di rilevanza strategica fondamentale, e quindi da sempre ambita dai potenti di turno. In Sardegna il Sistema Idrico Integrato nasce nel 1957, anno in cui, anticipando di 40 anni la Galli, vede la luce l’Ente Sardo Acquedotti e Fognature, costituito appositamente per gestire e potenziare le strutture acquedottistiche e fognarie regionali: il sistema idrico integrato per l’appunto. Il legislatore nazionale, con la Legge 36/94 (la suddetta Legge Galli), nell’ottica di un complessivo riordino del settore idrico in campo nazionale, per ovviare all’eccessiva frammentazione nel governo e nella gestione del servizio, per effetto di diverse e successive modifiche normative, ha finito invece col trasformare l’accesso all’acqua potabile, da diritto universale a merce da consegnare al mercato. La Sardegna poi, con la L.R. n. 29/97, nel recepire pedissequamente la Galli, ha, per l’ennesima volta, perso l’occasione per far valere la specialità del suo statuto, non riuscendo ad adattare la riforma, sicuramente necessaria, alle particolari e singolari caratteristiche della nostra regione. Le sole note positive, contenute nella LR 29/97, sono: l’individuazione dell’unico ambito territoriale ottimale coincidente col territorio regionale; l’individuazione di un soggetto gestore unico, e conseguentemente, l’adozione di un’ unica tariffa regionale. La L.R. 29/97, per tutti gli altri aspetti, è stata, fin dalla sua adozione, fortemente contestata dai dipendenti dell’ex ESAF sostenuti dai Sindacati della funzione pubblica di CGIL, CISL e UIL, e, nei contenuti, ritardata e in parte modificata nell’applicazione grazie a dieci anni di lotte, manifestazioni e scioperi, che, quantomeno, hanno scongiurato il ricorso alla gara internazionale per l’affidamento del servizio ad una delle spietate multinazionali delle acque.Si è arrivati così, nel 2004, dopo diversi anni di lotte e modifiche normative, alla costituzione dell’Autorità d’Ambito territoriale ottimale (ATO) della Sardegna, e all’affidamento, nel 2005, attraverso il cosiddetto sistema “in house”, al soggetto gestore unico: Abbanoa s.p.a. Questo avviene oggi in Sardegna, mentre in diversi paesi Europei si torna indietro dopo anni di evidenti fallimenti delle privatizzazioni di stampo liberista; tra questi paesi c’è la Germania (dove non si attuano più privatizzazioni del servizio idrico e da quelle già realizzate si torna indietro), il Belgio (in cui hanno oramai abbandonato ogni velleità di tipo privatistica), la Francia (nel paese di tre tra le più grandi multiutilities mondiali dell’acqua i Comuni stanno riprendendo in mano la gestione), la Svezia (di privatizzare l’acqua non se ne parla più da tempo), l’Olanda (dove, nel settembre 2004 il Parlamento ha deciso di impedire ogni forma di privatizzazione dell’acqua e dei servizi idrici), e il Regno Unito (paese in cui, seppur ancora non si ripensa alla ripubblicizzazione del servizio idrico così come è avvenuto in diversi altri casi di privatizzazione attuati dal Governo Tatcher, le ultime notizie parlano di servizi altamente scadenti, tariffe alle stelle, perdite idriche nelle infrastrutture intorno al 80% e, dulcis in fundo, forti crisi d’azienda con i lavoratori a rischio salario). Quindi, mentre nella gran parte degli stati europei si inizia una graduale ripubblicizzazione della gestione dei servizi idrici, ed in Italia sono in corso diversi ripensamenti in tal senso, (vedi i recenti casi di Napoli, della Toscana e della Puglia), da noi in Sardegna, a conferma dell’atavico ritardo rispetto al resto del mondo industrializzato, l’attuale governo regionale procede, noncurante delle esperienze negative già fatte negli altri stati europei, verso una sconclusionata forma di privatizzazione. Per di più, lo stesso Governo regionale si mostra colpevolmente indifferente rispetto ai rischi ed ai problemi sociali che da tale privatizzazione ne scaturiranno; problemi già ampiamente denunciati sia dai Sindacati che dalle Associazioni in difesa dei consumatori e dei cittadini anche in questi ultimi giorni. Si pensi che l’attuale tariffa media stabilita dall’Ambito di € 1,14 mc (la tariffa media praticata dall’ESAF fino al 2004 era di € 0,70 mc), si è già dimostrata insufficiente per la copertura dei soli costi di gestione. Infatti, per questo motivo, Abbanoa pensa di portarla già per l’anno in corso ad € 1,40 mc (+ € 0,26 rispetto a quella oggi autorizzata dall’ATO; e ben + € 0,70 rispetto a quella dell’ex gestore pubblico regionale: l’Esaf). Ma non basta, infatti Abbanoa prevede di doverla portare ad € 1,99 mc entro il 2012. Se si tiene quindi conto che ai costi di sola gestione (a totale carico della tariffa), vanno poi aggiunti gli oneri, per adesso non ancora considerati, relativi agli investimenti per il rifacimento delle infrastrutture, si arriverà, come da tempo denunciato, ad un costo medio di produzione di 1 mc d’acqua intorno ai €.3,00 che, lo ribadiamo ancora una volta, dovrà essere coperto per intero dalla tariffa applicata, sia secondo la Galli e la LR 29/97, sia secondo il recentissimo testo unico dell’ambiente (D.Lgs 152/06).

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