All'insaputa del popolo sovrano
Indice - Presentazione - La conoscenza della moneta porta fortuna - Breve storia della Banca d'Italia - La natura giuridica della banca d'Italia - La proprietà della moneta all'atto della sua emissione - La risposta del Governo a due interrogazioni parlamentari - Le anomalie di un bilancio - La tesi della banca d'Italia come scotomizzazione del sudore della fronte del cittadino - L'importanza della scoperta del valore indotto del professore Giacinto Auriti - Smascheramento del potere occulto di Bankitalia - Potere politico e potere monetario - La fregola di Maastricht - Addebitamento della moneta al popolo - Accreditamento della moneta al popolo - La moneta del popolo sovrano - La schiavitù monetaria: una mostruosità storica, nata nel 1694 con la Banca d'Inghilterra
La fregola di Maastricht
Il sottosegretario per il Tesoro, che rispose ai due senatori interroganti sul problema della proprietà della moneta all'atto della sua emissione, si fece forte ricorrendo al Trattato di Maastricht sull'Unione Europea, per affermare: a) che proprio tale Trattato "sancisce il principio cardine dell'autonomia delle Banche Centrali dalle autorità governative statali, affidando in via esclusiva alle prime le funzioni monetarie"; b) che "gli articoli 104 e 105 di tale Trattato prevedono che al Sistema Europeo delle Banche Centrali (SEBC), composto dalla Banca Centrale Europea e dalle Banche Centrali nazionali degli Stati membri, siano affidate, fra l'altro, la definizione e l'attuazione della politica monetaria"; c) che "riforme legislative, che mirino ad attribuire l'esercizio delle funzioni monetarie a soggetti diversi dalle Banche Centrali - ad esempio, l'autorità governativa o i privati - oltre a rappresentare una sicura involuzione e a dar luogo ad un sistema di emissione della moneta inadeguato alle esigenze di uno Stato moderno, si porrebbero in insanabile contrasto con il Trattato di Maastricht, il quale costituisce ormai, nel nostro ordinamento giuridico, fonte normativa di grado superiore alla legge ordinaria". Queste affermazioni, unilateralmente basate su un punto di vista giuridico escludente ogni riferimento alla Costituzione italiana, e deludenti nella loro disarmante ovvietà, capace solo di evitare l'essenza del problema, inducono ad un doppio ordine di considerazioni:
a) l'autonomia e l'indipendenza, di cui tanto si vantò, ed ancora si vanta la banca d'Italia, e che sono state tanto strenuamente difese anche dai rappresentanti di uno Stato masochisticamente abdicatario, oggi non esistono più, essendo state sacrificate in favore di un ente straniero (o sovranazionale che dir si voglia - potenza delle parole!) qual è la BCE (banca centrale europea). Con l'entrata in vigore, negli Stati membri dell'Unione Europea, dell'Euro (moneta unica dell'Unione), la banca d'Italia, come tutte le banche centrali nazionali, ha perso il potere di emettere moneta e, quindi, quella sovranità monetaria che le era stata trasferita dallo Stato. Lo Stato, che già aveva assoggettato la propria politica economico-sociale al potere monetario della banca d'Italia, vede ora la propria sovranità, limitata non più da un Ente privato pur sempre italiano, ma da un Ente straniero (o sopranazionale che dir si voglia). Ciò che ha preso forma è un'Europa fittiziamente unita solo dal potere del denaro, come fenomeno della globalizzazione di un'economia soltanto finanziaria, priva cioè di ogni concreto e solido riferimento con la produzione, con i servizi e con il lavoro, vale a dire con i popoli; b) con l'articolo 105 del Trattato di Maastricht l'Italia (come tutti gli Stati aderenti all'Unione Europea) ha rinunciato alla sovranità monetaria nazionale a favore della BCE (banca centrale europea). Si è già visto come a questa sovranità, l'Italia abbia già rinunciato a partire dalle prime norme del 1893 a favore della banca d'Italia.
L'abdicazione attuale di gran lunga peggiore, in quanto acquista la solennità che è propria ad un trattato internazionale. Il trasferimento da parte dello Stato di un potere, che più degli altri connota di sé il concetto stesso di sovranità, a favore di un Ente privato, che oltretutto non è italiano, rimane sempre assolutamente incoerente con la vigente Costituzione repubblicana, lo spirito della quale non può rinunciare al principio della sovranità popolare, né a quello della democrazia. Pertanto, la privatizzazione del potere monetario risulta "legittimamente" incostituzionale. Ne consegue che, da questa stessa macchia, è indelebilmente segnato anche il Trattato per l'Unione Europea e, prima di esso, l'Atto unico europeo firmato dall'Italia nel febbraio 1986(1). Questi documenti internazionali hanno di fatto completato quella modifica della Carta costituzionale, che già aveva subito, per come si è detto, gli irrispettosi attentati in punto di esercizio dei poteri dello Stato e di sovranità popolare. La nostra classe politica (Governo e Parlamento) probabilmente non si è mai resa conto del peso di quegli impegni internazionali, peso che grava sulle strutture portanti della Costituzione, specialmente nel campo dell'economia, trasformando la Costituzione in costituzione "legale" di una maxi truffa ai danni dei cittadini e dei popoli, consistente nell'emissione legalizzata di moneta debito in luogo di moneta credito di proprietà del popolo. Ciò che fino a ieri riguardava spesa pubblica, Stato sociale e programmazione, tutto ciò è stato stravolto in nome di questa truffa, alla quale si sta concedendo supinamente tutto il nostro Continente, schiavizzato e scientificamente convinto. Ma i nostri uomini politici sanno ciò che è accaduto? A volte, per esprimere un giudizio su di loro, alcuni quotidiani, alcune radio e alcune TV, per amor di patria, ricorrono alla loro presunta incompetenza, alla loro superficialità, o alla loro ignoranza...E' comunque certo che Guido Carli non appartenne a queste categorie di incompetenti, di superficiali e di ignoranti, perché di questi problemi aveva indubbia conoscenza, essendo stato per anni Governatore della banca d'Italia. Guido Carli infatti testualmente scrisse: "Gli Stati Uniti hanno esercitato lungamente un diritto di 'signoraggio'(2) monetario sul resto del mondo. Dico questo perché deve essere presente alla coscienza degli europei che cosa il Trattato di Maastricht rappresenta veramente. lo non vedo in Europa tracce di questa coscienza. Lo vedo invece negli Stati Uniti, dove, infatti, come un sol uomo, gli economisti sono scesi in campo per difendere gli interessi della comunità finanziaria americana nel tentativo di delegittimare il progetto di Unione Europea dal punto di vista teorico. La realizzazione del Trattato di Maastricht significherebbe la sottrazione agli Stati Uniti di quasi metà del potere di signoraggio di cui dispongono"(3). Insomma col Trattato di Maastricht si apportò una occulta quanto radicale riforma della nostra Costituzione, senza che il popolo "sovrano" ne fosse informato, e senza che ne fossero portati a sua conoscenza i complessi problemi e le gravi conseguenze che il passaggio avrebbe comportato in tema di economia e di socialità, tra un regime (misto) e l'altro (liberista). Ciò è avvenuto, senza neanche naturalmente avvertire la responsabilità e l'onestà (anche sotto il profilo di un minimo di trasparenza) di sottoporre questi importanti problemi ad un "referendum" popolare, da indirsi in via straordinaria dal governo, proprio per sentire il polso dei cittadini. Perché non si è fatto come invece è stato fatto ultimamente in Svezia con esito negativo in merito all'ingresso di quel Paese nell'area dell'Euro, e come si fece precedentemente in Danimarca per ben due volte, e in cui il responso popolare risultò altrettanto negativo? Senza rispondere a questa domanda, e senza neanche presumere che qualche cittadino possa formularla, oggi si procede alla privatizzazione delle imprese pubbliche (prevista dal Trattato di Maastricht) scotomizzando gli articoli 41, 42 e 43 della Costituzione, cioè mettendo in ombra ed abbattendo l'impalcatura stessa su cui in tema di lavoro e di socialità si regge il nostro Stato repubblicano. Ma tant'è: si è voluto costruire l'edificio dell'Europa cominciando dal tetto e tralasciando ogni attenzione alle fondamenta. Si è voluto creare non un'Europa dei popoli ma un'Europa dei banchieri, come se l'esigenza di munire i popoli europei di una moneta unica, creata dal nulla ed immessa in circolazione dalla banca centrale europea con le stesse norme ed operazioni truffaldine (che sono state esposte con riferimento alla banca d'Italia) fosse stata preminente. Perché questa fregola? Non era forse più urgente, essenziale, e preliminare ad ogni altro intervento, favorire l'unificazione di un organismo sociale saggiamente triarticolato, cioè ragionato, fra politica, economia e cultura, e adatto ai tempi nuovi?(4) Recependo nell'ordinamento giuridico italiano le norme di questo Trattato, non solo si viola la Costituzione repubblicana ancora vigente, ma addirittura si stravolge tutto l'assetto che essa aveva dato alla società italiana per quanto riguarda il principio fondamentale della sovranità popolare (art. 1) ed i rapporti economici che interessano i cittadini con riferimento alla tutela del lavoro, alla previdenza ed assistenza, all'utilità sociale dell'iniziativa economica privata, alla funzione sociale della proprietà, ed alla tutela del risparmio (artt. 35 - 47); in una parola una larga fetta di quella prima parte della Costituzione che pure, da più parti, si pretende intoccabile(5).
Indice - Presentazione - La conoscenza della moneta porta fortuna - Breve storia della Banca d'Italia - La natura giuridica della banca d'Italia - La proprietà della moneta all'atto della sua emissione - La risposta del Governo a due interrogazioni parlamentari - Le anomalie di un bilancio - La tesi della banca d'Italia come scotomizzazione del sudore della fronte del cittadino - L'importanza della scoperta del valore indotto del professore Giacinto Auriti - Smascheramento del potere occulto di Bankitalia - Potere politico e potere monetario - La fregola di Maastricht - Addebitamento della moneta al popolo - Accreditamento della moneta al popolo - La moneta del popolo sovrano - La schiavitù monetaria: una mostruosità storica, nata nel 1694 con la Banca d'Inghilterra
La fregola di Maastricht
Il sottosegretario per il Tesoro, che rispose ai due senatori interroganti sul problema della proprietà della moneta all'atto della sua emissione, si fece forte ricorrendo al Trattato di Maastricht sull'Unione Europea, per affermare: a) che proprio tale Trattato "sancisce il principio cardine dell'autonomia delle Banche Centrali dalle autorità governative statali, affidando in via esclusiva alle prime le funzioni monetarie"; b) che "gli articoli 104 e 105 di tale Trattato prevedono che al Sistema Europeo delle Banche Centrali (SEBC), composto dalla Banca Centrale Europea e dalle Banche Centrali nazionali degli Stati membri, siano affidate, fra l'altro, la definizione e l'attuazione della politica monetaria"; c) che "riforme legislative, che mirino ad attribuire l'esercizio delle funzioni monetarie a soggetti diversi dalle Banche Centrali - ad esempio, l'autorità governativa o i privati - oltre a rappresentare una sicura involuzione e a dar luogo ad un sistema di emissione della moneta inadeguato alle esigenze di uno Stato moderno, si porrebbero in insanabile contrasto con il Trattato di Maastricht, il quale costituisce ormai, nel nostro ordinamento giuridico, fonte normativa di grado superiore alla legge ordinaria". Queste affermazioni, unilateralmente basate su un punto di vista giuridico escludente ogni riferimento alla Costituzione italiana, e deludenti nella loro disarmante ovvietà, capace solo di evitare l'essenza del problema, inducono ad un doppio ordine di considerazioni:
a) l'autonomia e l'indipendenza, di cui tanto si vantò, ed ancora si vanta la banca d'Italia, e che sono state tanto strenuamente difese anche dai rappresentanti di uno Stato masochisticamente abdicatario, oggi non esistono più, essendo state sacrificate in favore di un ente straniero (o sovranazionale che dir si voglia - potenza delle parole!) qual è la BCE (banca centrale europea). Con l'entrata in vigore, negli Stati membri dell'Unione Europea, dell'Euro (moneta unica dell'Unione), la banca d'Italia, come tutte le banche centrali nazionali, ha perso il potere di emettere moneta e, quindi, quella sovranità monetaria che le era stata trasferita dallo Stato. Lo Stato, che già aveva assoggettato la propria politica economico-sociale al potere monetario della banca d'Italia, vede ora la propria sovranità, limitata non più da un Ente privato pur sempre italiano, ma da un Ente straniero (o sopranazionale che dir si voglia). Ciò che ha preso forma è un'Europa fittiziamente unita solo dal potere del denaro, come fenomeno della globalizzazione di un'economia soltanto finanziaria, priva cioè di ogni concreto e solido riferimento con la produzione, con i servizi e con il lavoro, vale a dire con i popoli; b) con l'articolo 105 del Trattato di Maastricht l'Italia (come tutti gli Stati aderenti all'Unione Europea) ha rinunciato alla sovranità monetaria nazionale a favore della BCE (banca centrale europea). Si è già visto come a questa sovranità, l'Italia abbia già rinunciato a partire dalle prime norme del 1893 a favore della banca d'Italia.
L'abdicazione attuale di gran lunga peggiore, in quanto acquista la solennità che è propria ad un trattato internazionale. Il trasferimento da parte dello Stato di un potere, che più degli altri connota di sé il concetto stesso di sovranità, a favore di un Ente privato, che oltretutto non è italiano, rimane sempre assolutamente incoerente con la vigente Costituzione repubblicana, lo spirito della quale non può rinunciare al principio della sovranità popolare, né a quello della democrazia. Pertanto, la privatizzazione del potere monetario risulta "legittimamente" incostituzionale. Ne consegue che, da questa stessa macchia, è indelebilmente segnato anche il Trattato per l'Unione Europea e, prima di esso, l'Atto unico europeo firmato dall'Italia nel febbraio 1986(1). Questi documenti internazionali hanno di fatto completato quella modifica della Carta costituzionale, che già aveva subito, per come si è detto, gli irrispettosi attentati in punto di esercizio dei poteri dello Stato e di sovranità popolare. La nostra classe politica (Governo e Parlamento) probabilmente non si è mai resa conto del peso di quegli impegni internazionali, peso che grava sulle strutture portanti della Costituzione, specialmente nel campo dell'economia, trasformando la Costituzione in costituzione "legale" di una maxi truffa ai danni dei cittadini e dei popoli, consistente nell'emissione legalizzata di moneta debito in luogo di moneta credito di proprietà del popolo. Ciò che fino a ieri riguardava spesa pubblica, Stato sociale e programmazione, tutto ciò è stato stravolto in nome di questa truffa, alla quale si sta concedendo supinamente tutto il nostro Continente, schiavizzato e scientificamente convinto. Ma i nostri uomini politici sanno ciò che è accaduto? A volte, per esprimere un giudizio su di loro, alcuni quotidiani, alcune radio e alcune TV, per amor di patria, ricorrono alla loro presunta incompetenza, alla loro superficialità, o alla loro ignoranza...E' comunque certo che Guido Carli non appartenne a queste categorie di incompetenti, di superficiali e di ignoranti, perché di questi problemi aveva indubbia conoscenza, essendo stato per anni Governatore della banca d'Italia. Guido Carli infatti testualmente scrisse: "Gli Stati Uniti hanno esercitato lungamente un diritto di 'signoraggio'(2) monetario sul resto del mondo. Dico questo perché deve essere presente alla coscienza degli europei che cosa il Trattato di Maastricht rappresenta veramente. lo non vedo in Europa tracce di questa coscienza. Lo vedo invece negli Stati Uniti, dove, infatti, come un sol uomo, gli economisti sono scesi in campo per difendere gli interessi della comunità finanziaria americana nel tentativo di delegittimare il progetto di Unione Europea dal punto di vista teorico. La realizzazione del Trattato di Maastricht significherebbe la sottrazione agli Stati Uniti di quasi metà del potere di signoraggio di cui dispongono"(3). Insomma col Trattato di Maastricht si apportò una occulta quanto radicale riforma della nostra Costituzione, senza che il popolo "sovrano" ne fosse informato, e senza che ne fossero portati a sua conoscenza i complessi problemi e le gravi conseguenze che il passaggio avrebbe comportato in tema di economia e di socialità, tra un regime (misto) e l'altro (liberista). Ciò è avvenuto, senza neanche naturalmente avvertire la responsabilità e l'onestà (anche sotto il profilo di un minimo di trasparenza) di sottoporre questi importanti problemi ad un "referendum" popolare, da indirsi in via straordinaria dal governo, proprio per sentire il polso dei cittadini. Perché non si è fatto come invece è stato fatto ultimamente in Svezia con esito negativo in merito all'ingresso di quel Paese nell'area dell'Euro, e come si fece precedentemente in Danimarca per ben due volte, e in cui il responso popolare risultò altrettanto negativo? Senza rispondere a questa domanda, e senza neanche presumere che qualche cittadino possa formularla, oggi si procede alla privatizzazione delle imprese pubbliche (prevista dal Trattato di Maastricht) scotomizzando gli articoli 41, 42 e 43 della Costituzione, cioè mettendo in ombra ed abbattendo l'impalcatura stessa su cui in tema di lavoro e di socialità si regge il nostro Stato repubblicano. Ma tant'è: si è voluto costruire l'edificio dell'Europa cominciando dal tetto e tralasciando ogni attenzione alle fondamenta. Si è voluto creare non un'Europa dei popoli ma un'Europa dei banchieri, come se l'esigenza di munire i popoli europei di una moneta unica, creata dal nulla ed immessa in circolazione dalla banca centrale europea con le stesse norme ed operazioni truffaldine (che sono state esposte con riferimento alla banca d'Italia) fosse stata preminente. Perché questa fregola? Non era forse più urgente, essenziale, e preliminare ad ogni altro intervento, favorire l'unificazione di un organismo sociale saggiamente triarticolato, cioè ragionato, fra politica, economia e cultura, e adatto ai tempi nuovi?(4) Recependo nell'ordinamento giuridico italiano le norme di questo Trattato, non solo si viola la Costituzione repubblicana ancora vigente, ma addirittura si stravolge tutto l'assetto che essa aveva dato alla società italiana per quanto riguarda il principio fondamentale della sovranità popolare (art. 1) ed i rapporti economici che interessano i cittadini con riferimento alla tutela del lavoro, alla previdenza ed assistenza, all'utilità sociale dell'iniziativa economica privata, alla funzione sociale della proprietà, ed alla tutela del risparmio (artt. 35 - 47); in una parola una larga fetta di quella prima parte della Costituzione che pure, da più parti, si pretende intoccabile(5).
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